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Perù


Membro ICO: codice n.30

Specie botaniche: Arabica

Sacchi: da 69 kg in juta (tara 0,5 kg)

Fioritura: da ottobre a gennaio

Raccolto: da aprile a ottobre

Metodo di raccolta: hand-picking (selezione manuale)

Esportazione: da giugno a febbraio

Porti d'imbarco: Callao

Produzione: 4 milioni di sacchi


L’arrivo delle prime piante nel continente americano nella prima metà del 1700, diede avvio alla coltivazione di caffè anche nel Perù, in particolare nelle regioni di Moyobamba, Jaén e Chanchamayo lungo la cordigliera delle Ande. La produzione iniziale si incentrava unicamente sulla qualità Arabica typica ed era quasi esclusivamente destinata al consumo interno. Dal 1850 aumentarono le piantagioni dedicate unicamente alla coltivazione di caffè, fino ad allora coltivato assieme ad altre colture come la canna da zucchero, coca, tabacco e cacao. 

Fu solo però dal 1930, con l’introduzione di altre varietà come il Bourbon, Caturra e Catimor, che le esportazioni iniziarono a crescere in maniera decisiva, grazie anche a numerosi interventi volti a facilitare i trasporti e gli spostamenti all’interno del Paese. Grazie poi agli incentivi e ai capitali provenienti da numerosi governi europei, su tutti quello inglese, i coltivatori peruviani ebbero la possibilità di valorizzare il proprio prodotto dal punto di vista qualitativo. Nella zona intorno alla valle di Chanchamayo il numero di benficios che permettevano di processare il caffè si moltiplicarono rapidamente consolidando quella regione come zona cafetalera di prestigio mondiale.

Purtroppo lo sviluppo del Paese è stato per anni rallentato da lunghi periodi di incertezza economica e instabilità politica. Nell’ultimo decennio i produttori hanno potuto investire molto sulla qualità del proprio prodotto. La spinta maggiore è stata data dalla creazione di cooperative di piccoli coltivatori e dal sostegno di associazioni private come la Camara Peruana de Cafè, il cui obiettivo principale è quello di promuovere l’immagine del caffè peruviano nei mercati internazionali e la formazione dei produttori locali attraverso specifici corsi di aggiornamento.

Oggi il caffè in Peru viene coltivato in un area di 230.000 ettari in 210 diversi distretti e costituisce il 12% di tutte esportazioni agricole, la più importante per l’economia del Paese.

GUANO PERUVIANO E CAFFE’ ORGANICO 

Se oggi il Perù è il secondo paese produttore di caffè organico (prodotto cioè senza l’ausilio di concimanti e fertilizzanti chimici) il merito è per gran parte delle sue condizioni microclimatiche e della civiltà Inca che per secoli ne ha sfruttato l’enorme potenziale. 

L’orgine di questa tradizione risiede infatti nel fatto che le isole intorno alla costa peruviana sono state una riserva naturale di guano, fertilizzante organico ricco di nitrati, fosfati e sali minerali utilizzato molto fino al secolo scorso. Il termine “guano” deriva dalla lingua quechua delle Ande wanu e significa “escremento di uccello”. Le isole Chincha situate lungo la costa sud-occidentale risiedono infatti all’interno di un ecosistema molto ricco favorito dalla corrente di Humboldt, che fluisce verso l’equatore. Da qui proviene circa il 20% dell’intero prodotto pescato nel mondo ed è di conseguenza una zona popolata anche da un numero considerevole di volatili. Qui per secoli il guano prodotto è stato raccolto e usato come fertilizzante naturale dalle popolazioni Inca molto prima che arrivassero i conquistadores europei. La scoperta di queste riserve da parte dei coloni servì ad avviarne l’esportazione e diede avvio alla cosiddetta Guano Age, un ventennio di prosperità e sviluppo per il Paese che ebbe inizio nel 1845 sotto l’amministrazione del presidente Ramon Castilla.

Oggi il caffè organico prodotto in Peru segue ancora  le pratiche derivanti dalla tradizione delle popolazioni Inca ed è per questo uno dei più apprezzati al mondo.

 

Qualità di questa regione