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Kenya


Membro ICO: codice n°37 (gruppo Colombiani dolci)

Specie botaniche: quasi esclusivamente Arabica lavati

Sacchi: da 60 kg in juta (tara 1,1 kg)

Fioritura: FIORITURA PRINCIPALE da marzo ad aprile SECONDARIA da ottobre a novembre

Raccolto: RACCOLTO PRINCIPALE da ottobre a dicembre SECONDARIO da luglio a settembre

Metodo di raccolta: picking manuale

Esportazione: si concentra maggiormente da novembre ad aprile

Porti d'imbarco: Mombasa

Produzione: 950.000 sacchi


Fu grazie ai missionari francesi che nel 1893 il caffè fu introdotto in Kenya dal Brasile, e giunse non molto lontano dal luogo in cui 600 anni prima questa pianta cominciò il suo lungo viaggio, l’Etiopia, attraversando tutti i continenti, chiudendo così il cerchio.

La coltivazione si concentrò inizialmente nel distretto di Kiambu, a nord di Nairobi, capitale del paese e centro nevralgico nella produzione di caffè, grazie alle numerose strutture messe in piedi dai missionari nel corso degli anni. La varietà prodotta originariamente era esclusivamente di tipo Bourbon, ancora oggi conosciuta come French Mission Varietal, una delle migliori che si possano trovare.

Fino al 1950 il caffè veniva coltivato in piantagioni di grandi dimensioni gestite da contadini di origine europea. Nel 1952 il mercato fu aperto anche ai kenioti che si organizzarono in cooperative in modo da condividere le spese di manutenzione, investimenti ed attrezzature, altrimenti fuori dalla portata dei piccoli proprietari. Queste cooperative sono oggi ben organizzate e strutturate, suddivise in “distretti” e “fattorie”, e sono responsabili della maggior parte delle esportazioni del paese.

Il sistema di vendita segue uno schema ben preciso: ogni settimana vengono presentati più di 500 lotti venduti attraverso delle aste a cui possono accedere solo esportatori privati accreditati, sotto la supervisione del Kenyan Coffee Board e il Nairobi Coffee Exchange. Di recente, viste le numerose rimostranze delle cooperative riguardo il ritardo nei pagamenti e la scarsa remuneratività per i coltivatori attraverso questo sistema di vendita, venne concessa dal governo la possibilità ai produttori locali di trattare direttamente con gli esportatori. Dal 2002 le aste di vendita sono gestite all’NCE da tre agenzie di marketing accreditate: la Millers Socfinaf, Kenya Planters' Co-operative Union (KPCU) e Thika Coffee Mills (TCM).

 

QUALITA’ E RICERCA

Dal 1950 la Coffee Research Foundation in cooperazione col Ministero dell’Agricoltura e altri laboratori esterni (tra cui gli Scott Laboratories statunitensi), svilupparono numerose varietà ibride numerandole dal SL1 a SL40 (le varietà SL28 e SL34 sono oggi le più comuni in commercio). Nel 1985 fu introdotta la varietà Ruiri 11, prendendo il nome dalla zona in cui fu sviluppata, nata dalla necessità di trovare una pianta particolarmente resistente alle malattie e dall’alta resa in termini produttivi. Questa qualità ibrida infatti, essendo di bassa statura, ha una densità di coltivazione di 2500/3000 piante per ettaro, contro le 1300 piante per ettaro di una varietà tradizionale. Le carenze tuttavia dal punto di vista qualitativo di questo cultivar, lo rendono ancora poco appetibile per la gran parte dei traders e di conseguenza la sua produzione è ancora molto limitata (il 3% sul totale). Per questo il Coffee Board of Kenya sta proseguendo le ricerche per cercare di colmarne il divario.

Qualità di questa regione