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India


Membro ICO: codice n°14 (gruppo "altri dolci")

Specie botaniche: 20% arabica 80% robusta

Sacchi: da 60 kg in juta (tara 0,75 kg)

Fioritura: da marzo a aprile

Raccolto: RACCOLTO ARABICA da dicembre a marzo ROBUSTA da gennaio a aprile

Metodo di raccolta: meccanico

Esportazione: tutto l’anno a partire da gennaio

Porti d'imbarco: Cochin, Chennai, Mangalore

Produzione: 5,7 milioni di sacchi


Quinto produttore al mondo, l’India detiene il 4,5% della produzione mondiale. Il primo caffè ad essere coltivato era di qualità arabica proveniente dallo Yemen nel 1610. Il caffè fu introdotto nella regione attualmente denominata Karnataka (ex Mysore), che è oggi la zona caffeicola più ricca e che assieme alle regioni di Kerala e Tamil Nadu, situate sulla punta meridionale del paese, costituisce la cosiddetta “catena caffeicola”. Furono poi gli inglesi ad iniziare la commercializzazione del prodotto nel 1820. La qualità robusta venne introdotta solo nel 1905 da arbusti provenienti dall’Indonesia.

I caffè indiani vengono classificati prevalentemente in base al metodo di preparazione e al crivello, ovvero alle dimensioni del chicco. Si chiameranno quindi Cherry i caffè arabica o robusta preparati per via secca (naturali), i caffè preparati per via umida (lavati) prenderanno il nome di Plantation se arabica e Parchment se robusta.

Grazie a politiche economiche liberiste volute dal governo a partire dal 1991 e ad altri provvedimenti volti a migliorare la qualità del prodotto, molte compagnie iniziarono ad occuparsi del commercio di caffè occupando vari settori della filiera, dalla produzione all’esportazione. In questi anni cominciò anche ad essere differenziata l’esportazione di caffè gourmet, oggi apprezzati e utilizzati in molte miscele pregiate, come il Kaapi Royal e il Mysore Nuggets. Discorso a parte merita invece il Monsonato, considerato oggi un caffè speciale ma nato per “errore”, di cui trovate un approfondimento qui sotto.

CAFFE’ MONSONATO

Questa qualità oggi considerata gourmet è nata per errore quando le navi nel loro lungo tragitto di quasi sei mesi trasportavano il caffè dalla penisola indiana verso il nord europa, esponendo la merce all’umidità e alla salsedine dell’oceano; il caffè che giungeva a destinazione risultava gonfiato e il colore da verde assumeva un colore giallo pallido. Con l’ammodernamento del trasporto via mare e con l’apertura del canale di Suez i tempi di navigazione si ridussero di molto e il caffè perse questa sua peculiarità. I consumatori però avevano ormai associato ai caffè indiani quelle caratteristiche e indussero i produttori a riprodurre artificialmente l’effetto di “monsonizzazione”. Per fare questo il caffè nel periodo di maggio-giugno viene disteso in magazzini ben ventilati ed esposto all’umidità per 4-5 giorni; viene poi insaccato e posto in file distanti tra loro. Per rendere uniforme l’assorbimento dell’umidità i chicchi vengono movimentati, rastrellati e rinsaccati regolarmente per un periodo che può variare tra le 12 e le 16 settimane. Infine il caffè viene selezionato manualmente eliminando le grane difettose ed è quindi pronto per l’esportazione.

Qualità di questa regione